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大禹治水

大禹治水
Dà yǔ zhìshuǐ


Era molto che volevo tradurre questo antico racconto: “Il grande Yu che risolse il problema delle acque”.

Museo di Anhui, Hefei
La prima volta che mi sono imbattuto in questa storia stavo visitando il museo di 合肥 Héféi capoluogo della provincia di 安徽 Ānhuī. La vicenda era rappresentata in una interessante sezione del museo dedicata alle persone che negli anni si erano contraddistinte per il loro amore verso il prossimo.

Secondo la storia 大禹 Dà Yǔ "Il grande Yu", sacrificò gran parte parte della propria vita per la comunità con l'obiettivo di risolvere il problema delle alluvioni che flagellavano di tanto in tanto la regione e divenne così il primo eroe nazionale cinese. Ancora oggi simbolo di volontà, laboriosità e dedizione al dovere, valori ancora molto importanti per questa cultura. 


Vi lascio dunque a questa nuova storia, 大禹治水 dà yǔ zhì shuǐ che potete anche leggere in lingua cinese tramite il link.


Si narra che durante il regno dell’imperatore 堯 Yáo, nel bacino idrografico del fiume giallo si verificavano spesso tremende alluvioni. L’imperatore, nel tentativo di fermare questa calamità, al fine di proteggere i raccolti, convocò un incontro con tutti i capi tribù, per scegliere un esperto che potesse risolvere questo problema.

Per questo lavoro venne così raccomandato 鯀 Gǔn. Il quale, una volta ricevuto l’incarico, decise di far costruire degli argini per fermare l’acqua.

Trascorsero 9 anni ma egli non ebbe alcun successo, così l'imperatore 堯 Yáo convocò un nuovo incontro con i capi tribù nel quale il governatore  Shun 舜 condannò a morte 鯀 Gǔn per non avere saputo risolvere il problema delle alluvioni e decise di lasciare che fosse 禹 Yǔ, figlio di 鯀 Gǔn, a risolvere il problema.

禹 Yǔ aveva fatto tesoro di tutte le esperienze del padre, però, piuttosto che cercare di fermare o arginare le acque come aveva fatto il padre, decise di dragarle e indirizzarne il fluire. Ciò sfruttando la naturale tendenza dell’acqua a scorrere da un punto più alto a uno più basso.

Così per prima cosa 禹 Yǔ misurò l’altitudine di ogni punto della regione, osservò la direzione in cui le acque fluivano e infine decise di scavare 9 canali nel percorso del fiume, per far si che l’acqua in eccesso delle inondazioni si scaricasse in mare.

禹 Yǔ comprese che il più grande ostacolo erano le montagne a valle che ostruivano il percorso del fiume, causando così l’inondazione delle coltivazioni. 

Iimpiegò 13 anni per risolvere il problema delle alluvioni, rimanendo lontano da casa per tutto questo periodo, si narra infatti, che egli passò solo tre volte davanti alla porta della propria abitazione ma non ne entrò mai, e non ebbe nemmeno il tempo per prendersi cura del figlio appena nato. 

Egli fu davvero un grande uomo, non temeva le difficoltà, e ciò che più lo contraddistinse fu il fatto che egli non solo era un leader amato dagli altri, ma allo stesso tempo dava sempre il buon esempio e era sempre il primo a sporcarsi le mani. Forse è per questo che lo si trova sempre rappresentato con in mano una vanga da lavoro.

Del tempo in cui Yu si occupò di risolvere il problema delle alluvioni, rimasero moltissimi toccanti avvenimenti e impressionanti successi. Le storie sul suo conto sono molteplici: c’è chi dice che fu il primo ad usare il metro ed il compasso e c’è addirittura chi dice che egli avesse usato una vanga divina per dividere in due una montagna.

Oggi Il grande Yu è ricordato come il primo eroe nazionale cinese, colui che affrontò e risolse con successo le tremende alluvioni del fiume giallo.

瓜田李下 guātiánlǐxià - Non sistemare i sandali in un campo di cocomeri e non aggiustare il cappello sotto un albero di prugne

瓜田李下
guātiánlǐxià
Non sistemare i sandali in un campo di cocomeri e non aggiustare il cappello sotto un albero di prugne

瓜田李下 guātiánlǐxià - Non legarti le scarpe in un campo di cocomeri e non aggiustare il cappello sotto ad un albero di prugne



Carissimi lettori, la storia chengyu di oggi ci porta nel periodo delle Dinastie del Nord e del Sud (南北朝 nánběicháo) e racconta le vicende di 袁聿修 (Yuán Yùxiū), celebre ministro del regno Qi del Nord (北齐 běiqí), noto per la sua assoluta rettitudine, qualità che gli valse l’appellativo di “ministro puro” (清郎 qīng láng). Egli infatti, nonostante l'alta carica ricoperta, oltre ad essere una persona umile e molto semplice, non accettava mai e in nessun caso regali o favori da chiunque: amici, colleghi o conoscenti, nel più ligio rispetto dei propri valori confuciani.

La storia che leggerete è liberamente ispirata da un brano della biografia di Yuán Yùxiū, contenuta nell’opera dedicata alla storia delle dinastie settentrionali 《北史》, scritta da Li Yanshou (李延寿), storico della dinastia Tang nel VII secolo.

Questa biografia pone in evidenza il concetto per cui è bene prestare sempre attenzione a comportarsi in modo da evitare situazioni ambigue o che possano dar adito a malelingue. Concetto espresso del chengyu 瓜田李下 (guātiánlǐxià): "mai sistemarsi i sandali in un campo di cocomeri o aggiustare il cappello sotto un albero di prugne".

La storia del ministro puro

Era un mattino d’autunno e, nella residenza di Yuán Yùxiū, funzionario della corte del regno di Qi del Nord, regnava un silenzio interrotto solo dal fruscio delle foglie secche nel cortile.

Lo studio era semplice ma ordinato. La luce dorata del sole filtrava attraverso le finestre di carta, illuminando un tavolo di legno scuro, privo di ornamenti. Su di esso, un calamaio di pietra, un pennello ben riposto e alcuni documenti ufficiali ancora da sigillare, che Yuán Yùxiū stava leggendo con attenzione.

Un servo entrò con un pacco avvolto in stoffa rossa, annunciando: "Signore, un dono da un amico di Luoyang."

Yuán Yùxiū sollevò lo sguardo, sorpreso. Sciolse con cura i nodi del pacco, rivelando una sciarpa di seta bianca finemente ricamata con motivi di nuvole e gru. La stoffa era fresca al tatto, quasi viva. 

Per un istante, il suo cuore si strinse: quell’amico, un letterato con cui aveva condiviso anni di studi e conversazioni notturne, gli aveva inviato un dono prezioso.

"Come posso accettare?" mormorò, accarezzando la seta.

Era un gesto di affetto sincero, ma Yuán Yùxiū sapeva che anche l’ombra di un sospetto avrebbe potuto macchiare la sua reputazione. Si alzò e passeggiò davanti agli scaffali colmi di rotoli, finché non si fermò. Tra i classici confuciani e i trattati di governo, riconobbe il rotolo dello 《乐府诗集》(Yuèfǔ shījí - raccolta di poesie di Yuefu), la sua copia personale, consumata dalle molte letture. Lo estrasse e lo srotolò con cautela; la carta, logora alle estremità, si aprì proprio sulla sezione che conosceva a memoria:

"君子防未然,不处嫌疑间。瓜田不纳履,李下不正冠。"
"L’uomo virtuoso previene il dubbio, evitando ogni sospetto.
Non si china a sistemare i sandali in un campo di cocomeri e non aggiusta il proprio cappello sotto un susino."

Si fermò davanti alla finestra e rifletté: un uomo che si china a sistemare i sandali in un campo di cocomeri potrebbe far pensare che stia rubando un frutto; un uomo che si aggiusta il cappello sotto un susino potrebbe far credere che stia prendendo delle prugne. Così, anche accettando questa sciarpa, qualcuno potrebbe credere che sia il prezzo di un favore.

Prese carta e pennello, e con mano ferma scrisse:

"今日仰过,有异常行。
瓜田李下,古人所慎。
愿得此心,不贻厚责。"
"Oggi mi hai onorato con un regalo eccezionale.
Ma nei campi di meloni e sotto i susini, gli antenati erano cauti.
Con onesta spero che il mio cuore, non attiri un tuo rimprovero."

Avvolse con cura la sciarpa nel suo involucro originale e appose un sigillo di cera lacca con il suo nome. Prima di consegnarla al servo, esitò un istante, poi sorrise. L’amicizia non ha bisogno di doni, pensò. Basta la lealtà.

Quando la lettera giunse all’amico, questi lesse e rispose:

"老夫忽忽,意不及此。敬承来旨,吾无间然。"
"Io, anziano e distratto, non ci avevo pensato.
Onoro il tuo principio, e non ho altro da aggiungere."

揠苗助长 Yàmiáozhùzhǎng - se non curanti delle naturali leggi di sviluppo, forziamo lo sviluppo delle cose, il risultato non può che essere un fallimento

揠苗助长
Yàmiáozhùzhǎng
Se non curanti delle naturali leggi di sviluppo, forziamo lo sviluppo delle cose, il risultato non può che essere un fallimento

揠苗助长 Yàmiáozhùzhǎng - se non curanti delle naturali leggi di sviluppo, forziamo lo sviluppo delle cose, il risultato non può che essere un fallimento.

Introduzione

Riprendendo il filo della filosofia di Mencio (孟子), non trovate interessante l’idea che proprio la mancanza di cura interiore sia all’origine dei problemi umani e che questa possa addirittura generare il male? Forse non è un caso che la storia che racconteremo oggi parli proprio di come l’assenza di cura, l’impeto e il desiderio, spesso alimentati da fattori esterni e in contrasto con le leggi naturali dello sviluppo, abbiano portato alla rovina questo povero contadino.

Se anche tu trovi affascinante e profonda la filosofia di Mencio ecco un libro che ti piacerà!

Mencio: Classici confuciani


Quando, anziché prendersi cura del proprio campo, il contadino ha preferito usare una scorciatoia per accelerare lo sviluppo del raccolto, l’unico esito possibile è stato la rovina e la fame.

Storia di 揠苗助长 in ialiano 

Nel regno di Song viveva un contadino che, anno dopo anno, stagione dopo stagione, lavorava con dedizione il suo campo. Nonostante il raccolto non fosse mai abbondante, riusciva sempre a mantenere la propria famiglia.

Quell’anno, come di consueto, aveva duramente seminato il campo e aspettava i primi germogli. Nessuno però si sarebbe aspettato, che sebbene fosse già primavera l’aria si sarebbe fatta fredda come d’inverno, ritardando la crescita dei germogli. Il contadino che era una persona molto ansiosa, trascorreva intere giornate al bordo del campo, passeggiando avanti e indietro, in attesa di qualche segnale di crescita.

Dopo un lungo periodo, il tempo finalmente si riscaldò e i germogli iniziarono a spuntare uno dopo l’altro. Il volto del contadino si illuminò di un sorriso di speranza.

Desideroso di vedere i suoi germogli crescere più velocemente, ogni giorno si recava al campo per controllarne i progressi. Un giorno, osservando con attenzione, iniziò a confrontare i suoi germogli con quelli del vicino. Più li guardava, più gli sembrava che i suoi crescessero troppo lentamente.

Se ne stava fisso al bordo del campo a sospirare, mentre il vicino era indaffarato ad innaffiare i propri germogli.

Il secondo giorno, tornò al campo e, camminando avanti e indietro, si domandava: “Perché i miei germogli non crescono ancora?” Mentre rifletteva, il vicino era intento a strappare le erbacce.

Il terzo giorno, tornò al campo e, guardando a destra e a sinistra, notò che i germogli non erano ancora cresciuti. Nello stesso momento, il vicino stava aggiungendo del fertilizzante.
Il contadino se ne stava nel campo andando a destra e sinistra, mentre in cuor suo pensava: “Perché non posso trovare un metodo per aiutare i germogli a crescere?”

Dopo alcuni giorni di riflessione, finalmente trovò un metodo. Eccitato, tornò al campo e, uno dopo l’altro, prese i germogli e li tirò verso l’alto. 

Fu un lavoro faticoso, che lo lasciò senza fiato, ma con il cuore colmo di speranza e soddisfazione.

Quando il sole cominciò a tramontare, il contadino, stanco e senza forze, se ne tornò a casa. Appena ebbe varcato la soglia di casa, eccitato annunciò ai suoi familiari: “Oggi mi sono davvero stancato, ma ne è valsa la pena! Non ho sprecato le mie forze in vano! Ho aiutato i germogli a crescere.”

I suoi familiari, incuriositi e un po’ perplessi gli chiesero: “Che metodo hai usato?” 
“Li ho presi uno ad uno e li ho tirati su!”

I suoi familiari come lo sentirono rimasero di sasso. La figlia corse immediatamente al campo per verificare. La sorpresa fu amara: dove prima c’era un verde tappeto di germogli, ora tutto era seccato.

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