鹬蚌相争,渔翁得利
Yù bàng xiāng zhēng, yú wēng dé lì
Il beccaccino e l'ostrica litigano,
il pescatore ne trae vantaggio
有一天,一只鹬鸟在河边散步。
Yǒu yī tiān, yī zhī yù niǎo zài hé biān sàn bù.
Un giorno, un beccaccino stava passeggiando lungo il fiume.
它看见一只蚌正张开两片壳,在阳光下晒着太阳,露出鲜嫩的蚌肉。
Tā kàn jiàn yī zhī bàng zhèng zhāng kāi liǎng piàn ké, zài yáng guāng xià shài zhe tài yáng, lù chū xiān nèn de bàng ròu.
Vide un'ostrica che apriva i due gusci per prendere il sole, mostrando la sua deliziosa e tenera polpa.
鹬鸟馋了,飞快地伸出长嘴,去啄蚌肉。
Yù niǎo chán le, fēi kuài de shēn chū cháng zuǐ, qù zhuó bàng ròu.
Il beccaccino ebbe gola e protese rapidamente il lungo becco per beccare la polpa dell'ostrica.
蚌大吃一惊,立刻把两片壳紧紧合上,死死地夹住了鹬鸟的长嘴。
Bàng dà chī yī jīng, lì kè bǎ liǎng piàn ké jǐn jǐn hé shàng, sǐ sǐ de jiā zhù le yù niǎo de cháng zuǐ.
L'ostrica si spaventò molto, chiuse subito strettamente i due gusci, bloccando saldamente il lungo becco del beccaccino.
鹬鸟用力往外拔,拔不出来。蚌也用力夹,不肯松开。
Yù niǎo yòng lì wǎng wài bá, bá bù chū lái. Bàng yě yòng lì jiā, bù kěn sōng kāi.
Il beccaccino tirò con forza verso l'esterno, ma non riuscì a tirarlo fuori. Anche l'ostrica stringeva con forza, e non voleva mollare.
两个就这样僵持着,谁也不让谁。
Liǎng gè jiù zhè yàng jiāng chí zhe, shuí yě bù ràng shuí.
I due rimasero così in stallo, nessuno cedeva all'altro.
鹬鸟气呼呼地说:
Yù niǎo qì hū hū de shuō:
Il beccaccino disse arrabbiato:
「今天不下雨,明天不下雨,你就得干死!」
"Jīn tiān bù xià yǔ, míng tiān bù xià yǔ, nǐ jiù děi gān sǐ!"
"Se oggi non piove, e domani non piove, tu morirai di secchezza!"
蚌也不甘示弱,回嘴说:
Bàng yě bù gān shì ruò, huí zuǐ shuō:
Anche l'ostrica non volle essere da meno, e ribatté:
「我今天不放你,明天不放你,你就得饿死!」
"Wǒ jīn tiān bù fàng nǐ, míng tiān bù fàng nǐ, nǐ jiù děi è sǐ!"
"Se oggi non ti lascio andare, e domani non ti lascio andare, tu morirai di fame!"
它们你一句我一句,吵得不可开交。可是谁也不肯先松口。
Tā men nǐ yī jù wǒ yī jù, chǎo de bù kě kāi jiāo. Kě shì shuí yě bù kěn xiān sōng kǒu.
Loro, una frase tu e una frase io, litigavano senza tregua. Ma nessuno voleva essere il primo a mollare.
就在这时,一个渔翁从河边走过。
Jiù zài zhè shí, yī gè yú wēng cóng hé biān zǒu guò.
Proprio in quel momento, un pescatore passò lungo il fiume.
他看见鹬和蚌死死咬在一起,动弹不得,就笑呵呵地走过去,一手抓鹬,一手抓蚌,把它们一起带回了家。
Tā kàn jiàn yù hé bàng sǐ sǐ yǎo zài yī qǐ, dòng tan bù dé, jiù xiào hē hē de zǒu guò qù, yī shǒu zhuā yù, yī shǒu zhuā bàng, bǎ tā men yī qǐ dài huí le jiā.
Vide il beccaccino e l'ostrica bloccati insieme, incapaci di muoversi, e sorridendo andò verso di loro, afferrò il beccaccino con una mano e l'ostrica con l'altra, e li portò entrambi a casa.
鹬和蚌这才后悔莫及——可是已经太晚了。
Yù hé bàng zhè cái hòu huǐ mò jí — kě shì yǐ jīng tài wǎn le.
Solo allora il beccaccino e l'ostrica si pentirono amaramente — ma era già troppo tardi.
Carissimi lettori,
il chengyu di oggi: 鹬蚌相争,渔翁得利 proviene dall'antico 《战国策·燕策二》 (Zhànguó Cè · Yān Cè Èr), un'opera storica compilata durante la dinastia Han Occidentale (西汉) da 刘向 (Liú Xiàng). Tuttavia, la storia in sé non è stata inventata da Liu Xiang: egli raccolse e ordinò materiali preesistenti, tra cui le cronache e i discorsi dei diplomatici del periodo degli Stati Combattenti (战国).
Chi ci segue, avrà già sentito parlare del Periodo degli Stati Combattenti (circa 475–221 a.C.), un'epoca di frammentazione politica e guerra costante, in cui sette stati principali: Qin, Chu, Qi, Yan, Zhao, Wei e Han che si contendevano l'egemonia sull'antica Cina. In questo contesto, emerse una classe di diplomatici e strateghi, noti come 纵横家 (zònghéng jiā), "scuola del verticale e dell'orizzontale", esperti nell'arte della persuasione e dell'alleanza.
Uno dei più celebri esponenti di questa scuola fu 苏代 (Sū Dài), fratello minore del più famoso 苏秦 (Sū Qín). Proveniente da Luoyang, Su Dai servì diversi stati nel corso della sua carriera, ma fu soprattutto legato a Yan (燕国), per il quale operò come diplomatico e agente segreto.
L'evento storico: 赵且伐燕 (Zhao minaccia Yan)
L'episodio risale al 292 a.C. circa, durante il regno di 赵惠文王 (Re Huiwen di Zhao). Zhao, uno degli stati più potenti, stava preparando un attacco militare contro Yan, suo vicino settentrionale.
Su Dai, al servizio di Yan, si recò come ambasciatore alla corte di Zhao per dissuadere il re dall'intraprendere quella campagna militare. Invece di presentare argomenti diretti, cosa che avrebbe potuto offendere il sovrano, Su Dai scelse la via della persuasione indiretta: raccontò una storia.
La sua argomentazione era semplice ma brillante:
Se Zhao e Yan si fossero scontrati, entrambi si sarebbero indeboliti. Il vero vincitore non sarebbe stato né l'uno né l'altro, ma Qin, lo stato più forte e aggressivo, che avrebbe potuto approfittare della loro debolezza per espandersi.
La storia del beccaccino e dell'ostrica serviva esattamente a questo: mostrare al re di Zhao che il conflitto apparente nascondeva una terza forza, invisibile agli occhi di chi litiga. Il re di Zhao capì il messaggio e ritirò i piani di invasione.
Su Dai non cercò di "vincere" la discussione. Non disse "tu sei nel torto, io ho ragione". Non prese posizione tra le due forze in conflitto. Si limitò a mostrare al re una possibilità che egli non aveva visto: l'esistenza del pescatore.
Sulla terza forza nascosta e sulla sua origine
«Tra due litiganti, il terzo gode»: è forse questa la traduzione ideale per comprendere a fondo la frase 蚌鹬相争,渔翁得利 (Yù bàng xiāng zhēng, yú wēng dé lì), che non è soltanto un celebre modo di dire, ma una vera e propria perla di saggezza antica.
Rileggendo la storia del beccaccino e dell'ostrica, torna alla mente una dinamica frequente: quando ci si trova in una situazione di stallo, ciò che spezza l'impasse è quasi sempre un elemento inatteso, un fattore fino a quel momento celato agli occhi di tutti. Un attore esterno al conflitto che, alla fine, prende tutto.
Come diceva Gurdjeff: "Ogni fenomeno, per grande che sia, è necessariamente la manifestazione di tre forze; una o due forze non possono produrre alcun fenomeno; e se noi osserviamo un arresto in qualche cosa o un'esitazione senza fine in questo punto, possiamo dire che in questo punto manca la terza forza.", "e questo può durare fino a che la terza forza non fa la sua apparizione."
Ma a questo punto sorge la domanda: se la prima e la seconda forza possono essere viste come due opposti in lotta, cos’è dunque questa terza forza?
Per tentare una risposta occorre risalire indietro nei secoli, fino al testo cardine del taoismo, il 道德经 (dàodéjīng). Nel capitolo 42 troviamo infatti, quella che è probabilmente la formulazione più vicina alla legge delle tre forze in tutta la filosofia cinese antica:
道生一,一生二,二生三,三生万物。
Dào shēng yī, yī shēng èr, èr shēng sān, sān shēng wàn wù.
Il Dào genera l'Uno. L'Uno genera il Due. Il Due genera il Tre. Il Tre genera tutte le cose.
È affascinante pensare che questo "Tre" sia proprio la terza forza: un principio che si sprigiona dalla dinamica del Due per dare origine a tutto il resto. In questa prospettiva, la terza forza non è semplicemente nascosta, ma viene generata. È come se lo scontro degli opposti richiamasse spontaneamente un terzo elemento per spezzare il cerchio della lotta; come se il pescatore fosse attirato sul posto proprio dalla contesa tra le due creature.
Tuttavia, c'è una sfumatura fondamentale da cogliere. In Gurdjieff la terza forza non è automatica: lo scontro tra due forze non garantisce che la terza si manifesti. Senza di essa, il conflitto può protrarsi all'infinito. Non si tratta di un meccanismo matematico, ma di una possibilità subordinata alle condizioni del contesto. Nel storia di oggi, il pescatore passa di lì e interviene, ma avrebbe anche potuto non farlo e in quel caso beccaccino e ostrica sarebbero morti entrambi senza alcuna risoluzione. La terza forza è dunque sempre possibile, ma mai necessaria.
Vi è infine un ultimo dettaglio sottile. Se il pescatore fosse un mero prodotto dello scontro, rappresenterebbe solo la somma degli opposti o una loro sintesi hegeliana. Per Gurdjieff, invece, la terza forza appartiene a un ordine differente: viene da un «altrove». Il pescatore non appartiene al mondo del beccaccino o dell'ostrica; è un essere umano, incarna un altro livello di realtà. È proprio questa sua assoluta alterità a renderlo terza forza.
Quando Laozi scrive che «il Due genera il Tre», il Tre non è un semplice due più uno. È una discontinuità, un salto qualitativo. Il Tre trascende sia l'Uno sia il Due, pur discendendone. La lotta degli opposti invoca la terza forza, ma non basta a spiegarla: la terza forza risponde alla chiamata, ma giunge da una dimensione a cui le prime due non possono appartenere.


